le cose belle prima o poi finiscono.

uno dei motivi per cui tutto sommato non mi dispiace di stare al mondo è che anche se fino ad ora la mia vita è stata sempre un enorme casino, posso dire di non essermi mai annoiato.
che se avessi avuto una vita normale come me l’avevano prospettata negli anni della mia infanzia, non credo che ce l’avrei poi fatta, a vivere in quella maniera lì.
ad ogni modo, settimana scorsa ho fatto una cosa, cercate di capire che sto ancora assorbendo il colpo, elaborando l’evento. il lutto, si potrebbe dire, ma non so se il lutto è appropriato.
io settimana scorsa ho chiuso la partita iva.
e sti cazzi direte voi.
sì, no, non lo so se è sti cazzi. però settimana scorsa, dopo vent’anni che ce l’avevo, ho chiuso la partita iva, e sta di fatto che ora non posso più vantarmi al bar che io, di mestiere, faccio il fotografo professionista.
che son tre anni che la stavo tirando lunga, ci son delle cose che uno fa fatica a chiuderle. tutta la faccenda della casa restaurata, il bed and breakfast, tutti gli altri mirabolanti progetti legati a questa casa eran saltati fuori, nel 2017, perché mi ero accorto che il mestiere del fotografo aveva cominciato a stufarmi. non la fotografia in sè, che fare le fotografie ancora mi piace, ancora sono bravo, è proprio il mestiere che stava diventando impossibile. e allora mi ero inventato il piano b. poi vabbè, neanche il tempo di avviarlo per bene, il piano b, è arrivata la pandemia a incasinare le cose.
mi son trovato che il piano a, il mestiere della fotografia, andava lentamente sgretolandosi, e il piano b, che era il bed and breakfast e tutti gli altri mirabolanti progetti legati a questa casa, è partito benissimo per poi inciampare in questo limbo disumano che se voi ci state bene mi fa anche piacere, ma a me ha disintegrato tutto quello che avevo in testa.
comunque sia, la partita iva da fotografo professionista l’ho chiusa, è passata una settimana e un po’ sento che mi son tolto un peso, un po’ mi dispiace, alterno principalmente questi due stati d’animo.
io non volevo nemmeno scrivere nulla al riguardo. cioè, fino a venti minuti fa non mi ero sinceramente nemmeno posto il problema, che avevo altri pensieri, e se anche mi fosse venuto il pensiero mi sarei chiesto se fosse stato il caso di scrivere qualcosa al riguardo in una maniera romantica e amareggiata allo stesso tempo. del tipo che sono stato un privilegiato a fare un mestiere così bello e a guadagnarmici da vivere e che sono triste per il fatto che nelle condizioni attuali è impossibile per me continuare a relazionarmi professionalmente con lo stato.
e invece, cosa è successo venti minuti fa? che ero qui a farmi gli affari miei sul divano, dopo una bella giornata passata con degli ospiti, a sistemar casa, a far cinquanta chilometri con la bici da corsa gialla appena restaurata, a pulire e cucinare i funghi che ho trovato in giardino quando son tornato a casa, ero sul divano e stavo guardando un attimo il telefono, son capitato su facebook e ho visto un (e qui cambio un po’ i soggetti della vicenda se no poi si offende la gente, mi dispiace se si offende qualcuno. cioè aspetta, che si offendano pure, gli passerà, più che altro cambio i soggetti della faccenda perché così è un po’ meno una pubblica gogna e magari per questa volta la passo liscia senza che nessuno venga a bruciarmi casa) insomma su facebook ho visto un ristorante al quale sono molto affezionato che ha pubblicato le foto dei piatti suoi tipici fotografati dal bravissimo fotografo amico loro. seguivano un centinaio di like.
e questo bravissimo fotografo io so chi è, e da un punto di vista personale non ho nulla contro di lui, ci mancherebbe. ed è giovane, ma giovane che comunque è da un bel po’ di anni che gira e fa il fotografo, mica ha cominciato ieri.
insomma la tiro corta, ste foto dei piatti tipici fanno cagare.
son tutte sbagliate. inquadrature senza senso, luci fatte a caso, sfondi sbagliati, messe a fuoco sbagliate, zone bruciate troppo chiare e zone scure, un disastro totale. che se le avesse fatte un cugino volenteroso avrei detto e vabbè. e invece queste foto le ha fatte uno che dice che fa il fotografo. sarà anche giovane e va bene, imparerà a far meglio. ma siccome son degli anni che è in giro, se questo è il meglio che sa fare, secondo me è meglio se cambia mestiere.
e allora ero lì, sul divano, ho visto queste foto orribili e mi è salita tutta una rabbia, che non sapevo come sfogarla. volevo scrivere a questo ristorante, che appunto è gente che conosco e a cui voglio un monte di bene e dirgli ma cazzo non vi accorgete che ste foto sono orribili? oppure di scrivere al fotografo, e dirgli oh, ma non ti accorgi che non sei capace?
oppure ancora scrivere sotto al post con il centinaio di like e dire ai cento piacionici, cavoli ma l’avete mai vista una foto fatta bene in vita vostra? come vi viene in mente di farvi piacere questo scempio?
poi ci ho pensato e mi sono messo a scrivere questa cosa qui, usando questo evento come evento emblematico che serve più che altro a me per poter dire che io, alla fine, ho fatto bene a mollare e a passare oltre. e che dentro a questo mestiere del fotografo non ce la facevo più a starci perché in giro c’è pieno di fotografi brocchi, incapaci, che per qualche inspiegabile motivo lavorano portando via il lavoro ai fotografi bravi. c’è pieno di clienti che non son capaci di vedere la differenza tra una foto fatta bene e una fatta male, e in generale alla gente, che sarebbero i fruitori delle fotografie, non gliene frega una mazza di veder qualcosa di ben fatto, che anche se lo vedessero non noterebbero la differenza e quindi va bene tutto.
se pensate che sto rosicando perché il ristorante di gente che conosco non ha chiamato me per fotografare i piatti tipici e quindi sono invidioso perchè ho perso un lavoretto, pensate male. primo perché a quel ristorante le foto gliele avrei fatte gratis, perché gli voglio un bene grande, l’ho già detto, e secondo perché anche se non fosse stata gente per cui avrei lavorato gratis, sarei comunque costato troppo.

one of the reasons why I don’t mind being in the world is that even though my life, up until now, has always been a huge mess, I can say that I have never got bored.
if I had had a normal life like they suggested me in the years of my childhood, I don’t think I would have made it, living that way.
anyway, last week I did one thing, I’m still taking the blow, processing the event.
I closed my VAT number last week.
whatever, you would say.
yes, no, I don’t know if it is a whatever. however, last week, after having had it for twenty years, I closed my VAT number. the fact is that now I can no longer boast at the pub that I work as a professional photographer.
it took to me three years, to finally do this thing. sometimes it is hard to close some things, you know. and the whole thing about my restored house, the bed and breakfast, all the other amazing projects related to this house had popped up in 2017, because then I realized that the profession of the photographer had begun to get boring. not the job itself, that I still like taking pictures, I’m still good at it, it’s the profession that was becoming impossible. and then I came up with my plan b.
oh well, I didn’t have the time to start it right, the pandemic came to mess things up.
so, I closed my VAT number as a professional photographer, a week passed and from a certain point of view I feel relieved, on the other hand I’m sorry, I mainly alternate these two moods.
I didn’t even want to write anything about it. well, until twenty minutes ago I hadn’t even considered the problem, I had other thoughts, and even if the thought had occurred to me I would have wondered if it was appropriate to write something about it in a romantic and bitter way at the same time. something like I was privileged to have such a good job and to make a living out of it and that I am sad that under the current conditions it is impossible for me to continue to have a professional relationship with the government.
so, what happened twenty minutes ago? I was here caring my business on the sofa, after a nice day with guests, with my bike on a ride, cooking the mushrooms I found in my garden, so I was on my sofa looking at the phone. on facebook I saw a restaurant, to whom I am very fond, who has published photos of his typical dishes photographed by the talented photographer who is their friend. a hundred likes followed.
and I know who is this photographer and really from a personal point of view I have nothing against him. and I know he is young, but even if he is young, he has been working as a photographer for a long time, he didn’t start just yesterday. in short, the photos of these typical dishes are crap. they are all wrong. senseless shots and point of view, random lights, wrong backgrounds, wrong focus, burnt areas and dark areas, a total disaster. if those photos had been taken by a willing cousin I would have said oh well, whatever. but those pictures were made by one who says he is a photographer. we can say that he is still young and that’s fine, he will learn to do better. but since he’s been around for years, if this is the best he can do, I think that it’s better if he changes his jobs.
and then I was here, on the sofa, I saw those horrible photos and I felt rage. and I didn’t know how to vent it. I wanted to write to this restaurant which is owned by people I know and whom I really love and tell them how the hell don’t you realize that those photos are horrible? also I wanted to write to the photographer, and tell him jesuschrist, don’t you realize that you are not capable?
or write under the post on facebook with a hundred likes and say to the hundred likers, have you ever seen a well done photo in your life? how does it come to your mind to like this massacre?
then I thought about it and I started writing this thing here, and to use this event as an emblematic one, an event that serves me, more than anyone else, to be able to say that in the end, I could not stand in professional photography anymore because all around is full of incapable photographers, who for some inexplicable reason work taking away work from good photographers. there is full of customers who are not able to see the difference between a well done photo and a bad one, and in general is a fact that people, who should be the users of the photos, don’t give a damn. they are unable to see something well done, and even if they saw it they would not notice the difference. so every crap is fine.
if you think that I am gnawing because the restaurant owned by people I know did not call me to photograph the typical dishes and now I am envious because I have lost a job, you think wrong. first because I would have taken those photos for them for free, because I love them a lot, as I have already said, and second because in the case they wouldn’t have been people I would have worked for for free, my price would have been to high anyway.

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